28 ott

FACEBOOK: LA POLIZIA POSTALE POTRA’ FARSI I FATTI NOSTRI

La polizia postale potrà indagare su Facebook? YES. E’ stato siglato un accordo di collaborazione fra il social network più diffuso del mondo e la polizia postale italiana che potrà attivare una serie infinita di controlli sulle pagine di FacciaLibro, senza dover presentare una richiesta alla magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Si  tratta del primo accordo del genere in Europa e ne dà notizia “L’Espresso“. L’accordo è stato firmato due settimane fa dai funzionari italiani che sono andati a Palo Alto perché, scrive il giornale, ”la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su internet evolvono in tempo reale”. L’accordo consente di avere una ”corsia preferenziale” per contrastare la ”lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa”….va bene, ma i limiti delle indagini, i motivi, la nostra privacy ? Dove andrà  a finire se : ”i 400 agenti della direzione investigativa della polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani su Facebook”?. Chissà cosa ne pensa la nostra professoressa Ferrari…Intanto per difendersi dal phishing leggete qui

03 set

QUANDO LA RETE SALVA LA VITA

Questa agenzia di ieri ha suscitato la mia attenzione. La Rete può quindi salvare una vita….
Catania, 2 set. – Annuncia l’intenzione di uccidersi attraverso un blog, ma viene salvato in tempo. La segnalazione era pervenuta agli agenti del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Sicilia Orientale di Catania attraverso il gestore del blog, un ragazzo catanese. Il messaggio scritto dall’utente riportava il proposito di suicidarsi per vicende personali. Cosi’, i poliziotti, dopo avere costatato il contenuto del messaggio, poiche’ i dati informatici utili per l’identificazione dell’utente erano detenuti dalla statunitense Google, hanno attivato i collegamenti urgenti con l’estero e sono riusciti in poche ore a risalire al giovane che aveva scritto il post sul blog: un trentenne residente in Trentino Alto Adige. Immediatamente, con l’ausilio delle forze di polizia del posto, e’ stato raggiunto e sono stati avvertiti i genitori e i servizi sociali del Comune.