LA BUROCRAZIA DIGITALE CHE VERRA’
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L’ho detto e l’ho ripetuto a convegni, dibattiti, incontri in tv, ma anche al bar con gli amici e alle cene fra mamme: Milano non è l’Italia e se qui nella brumosa e pulsante metropoli del Nord è scontato avere una connessione a casa, avere l’accesso a Internet in ufficio come nel locale dove si va a fare colazione, nessuno in tram alza un occhio se estrai da una custodia un IPad (ma la mia cornetta verde aveva ancora fatto vibrare la curiosità dei passeggeri…), in altre zone del Paese la situazione è ben diversa e con le novità montiane su una burocrazia digitale finalmente più facile (allelujah!), i nodi arrivano finalmente al pettine. Ieri in prima pagina sul Corriere della sera si leggeva un titolo eloquente di un articolo a firma di Massimo Sideri “Quel 40% di famiglie senza Internet” ovvero “L’Agenda digitale del governo si scontra con i buchi della Rete e i ritardi dei Comuni”. Diciamo una cosa: ora almeno l’abbiamo l’agenda digitale! Quando avevo intrapreso il mio viaggio totale nel Web, si richiedeva a gran voce che l’Italia ne avesse una. Ora ce l’ha, ma le distanze da coprire sono ancora molte. Leggiamo le prime dieci righe dell’articolo di Sideri: “La transizione verso il digitale in Italia è a buon punto. La percentuale di servizi pubblici di base interamente disponibili online è al 100%: siamo davanti a Germania (90,9), Francia (83,3) e Unione Europea a 27 (80,9). Ma finiamo in fondo alla classifica se consideriamo la percentuale di cittadini che negli ultimi tre mesi hanno inviato o ricevuto un documento della pubblica amministrazione online: 10,7% contro il 19,3% della Ue. Perché? In Italia quattro famiglie su dieci non hanno la possibilità di collegarsi al Web tramite rete fissa.








